Iniziò quasi per caso, una sera a casa di amici.
Tu suoni? Sì, mi piacerebbe essere utile agli altri, al mondo.
Io anche.
È la spontaneità e l’umiltà ciò che rende questi progetti di meditazione veri ed efficaci. Si parla del mondo, del corpo e del suo rapporto con la realtà, si parla dell’anima come soffio vitale e del fuoco che ognuno di noi ha dentro di sé.
È spontaneo e reale. La voce guida la mente, l’armonia delle note la accompagna e il viaggio comincia.
Così alcuni immaginano di sorvolare campi di grano con le spighe mosse dal vento, prati immensi di erba verde, gocce di rugiada che brillano al chiarore di luna, mani di fuoco che si scaldano senza una valida ragione.
La mente ha bisogno di un momento per sé, ne ha bisogno il corpo, figuriamoci se la mente può restare a guardare… E così il corpo, nel suo esser fisica realtà, per quella mezz’ora scompare e lascia spazio ai pensieri, ai ricordi e alle emozioni.

Vedere le persone sorridere dopo la meditazione, essere rilassate e finalmente sentirsi bene è ciò che più dà gioia all’anima nostra.
L’uomo libero, cioè l’uomo che vive secondo il dettame della ragione, non è guidato dalla paura della morte, ma desidera direttamente il bene, cioè desidera di agire, di vivere, di conservare il suo essere secondo il principio della ricerca del proprio utile; e perciò a nulla pensa che alla morte, ma la sua sapienza è una meditazione della vita.
Etica, IV, prop. 67, dimostrazione di Baruch Spinoza
La meditazione è l’aria fresca del mattino che distende le rughe dell’anima e le accompagna in un continuo riscoprirsi vive e reali. Rughe di gioia, di emozioni complici e di semplici ma attraenti riflessi della propria personalità: tra le colline di una ruga distesa ed una affranta, nel solco lasciato dalla vita sulla pelle, quell’inchiostro che verga le membra simile ad un fiume che scorre placido scendendo dai monti, appare quasi in maniera innocua la verità e l’essenza della vita.
Ed è così che l’animo, al suono di mille e millemila rintocchi di campana tibetana o nocche sul rame e melodie di handpan, libera la sua vera ragione di essere ed esistere e si lascia trasportare in sogni o desideri o paure che nulla possono scalfire del corpo lì in attesa.
La meditazione è quell’attimo di pausa del corpo, quel rilassarsi di muscoli e rughe, per poter lasciare finalmente lo spazio necessario all’anima di estendersi anche oltre il limes della vita reale, delle aspettative e delle incombenze quotidiane.
La durata è ininfluente: mezz’ora diventa una vita, una vita diventa la durata di un giro di Re Minore. Il tempo e lo spazio perdono la loro categoricità e rientrano nelle regole dell’anima che medita e che vive la sua reale realtà.
Io sono lì, noi siamo lì, insieme. Respiriamo, viviamo la stessa energia e sorridiamo al sopraggiungere di momenti di rilassamento puro di chi sta lentamente viaggiando al ritmo della mia voce e della musica che mi accompagna.
La cura, la meditazione, la melodia e la realtà diventano un tutt’uno inesprimibile a parole, ma che insieme si fondono e solcano le rughe dell’anima di ognuno di noi.
Tali pensieri sorgono in occasione delle Meditazioni Armoniche, un progetto nato tra amici ma che porta benessere e rilassamento a chi vuole gioire di piccoli momenti per sé e per la sua anima.

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